lunedì 20 ottobre 2008

I Visionauti


È con un po’ di emozione e con tanto orgoglio che vi parlo de “I Visionauti”, un progetto molto bello e importante (lo dico senza falsa modestia) a cui ho avuto il piacere e l’onore di partecipare.
In breve, i Visionauti sono 32 artisti italiani e stranieri che hanno realizzato, a scopo benefico, un calendario in 2 versioni (*) per conto della sezione di Prato dell’Unione Nazionale Italiana Volontari pro Ciechi, di cui io stesso sono consigliere.

Al progetto, coordinato e diretto con passione e maestria dall’amico Niccolò Storai, hanno aderito, fra gli altri: Scott Morse, Ivo Milazzo (autori delle 2 copertine, che potete vedere in anteprima), Miguel Ángel Martín, Leo Ortolani, Paolo Bacilieri, Aleksandar Zograf, Werther Dell’Edera, Massimo Bonfatti, Stefano Misesti, Massimo Giacon e Dave Taylor. Tutti nomi che credo non abbiano bisogno di presentazioni.
Le 2 versioni differiscono completamente l’una dall’altra e contengono ciascuna 15 disegni ed un racconto di Lorenzo Bartoli (tutto materiale inedito). I proventi della vendita serviranno interamente per continuare a garantire servizi utili ai portatori di handicap della vista.
Si può acquistare, al costo di 10 euro, nei seguenti modi:
- alla prossima Lucca Comics (30 ottobre-2 novembre, presso gli stand Double Shot, Leopoldo Bloom, Passenger Press, ReNoir, Tespi/Nicola Pesce e Tunuè)
- attraverso il catalogo Anteprima che presenterà il calendario nel numero di novembre;
- presso la fumetteria “Mondi Paralleli” di Prato (v. Ser Lapo Mazzei n° 26, tel. 0574-41903, e-mail mondi_paralleli@inwind.it);
- scrivendo all’indirizzo: visionauti@gmail.com.

Grazie a tutti quelli che vorranno contribuire!

The Visionauti are 32 italian and foreign artists who realized, for a charitable aim, a calendar in two versions, for the account of the Prato section of the "Unione Nazionale Italiana Volontari pro Ciechi". Between them we remember: Scott Morse, Ivo Milazzo, Miguel Angel Martin, Leo Ortolani, Paolo Bacilieri, Aleksandar Zograf, Werther Dell’Edera, Massimo Bonfatti, Stefano Misesti, Massimo Giacon and Dave Taylor. The two versions are completely different one to the other and each one contains 15 drawings and a short story by Lorenzo Bartoli (everything is unpublished). The income deriving from the sales will be entirely used to continue to guarantee useful services for sight disabled people. You can buy the calendars for 10 E. each during the next Lucca Comics (30th october-2nd november at the stands Double Shot, Leopoldo Bloom, Passenger Press, ReNoir, Tespi/Nicola Pesce and Tunuè) or writing to: visionauti@gmail.com.

giovedì 16 ottobre 2008

Sado Maso

Talvolta capita che i pensieri si aggroviglino in nodi inestricabili, e allora si cerca di venirne a capo con la riflessione e la scrittura, che creano un po’ di distanza e di ordine. È quello che mi è successo in questi giorni, dopo aver appreso della semilibertà concessa a Pietro Maso. La prima reazione, “di pancia”, si rifà direttamente a quel tipo di semplificazioni che ti portano a dire che «in Italia non esiste la certezza della pena», e subito penso che anche questa decisione non mi sembra giusta, equa, adeguata. Poi però, immediatamente dopo, mi chiedo se questa società sia davvero in grado di dare una risposta “giusta”, “equa” ed “adeguata” a delitti così atroci, e tento anche di convincermi della possibilità che quest’uomo possa davvero aver fatto i conti con la propria coscienza, e che quindi possa essere cambiato… In fondo, il carcere non dovrebbe avere soltanto una funzione punitiva, giusto? Ma poi mi ritornano in mente gli atti processuali e le migliaia di lettere dei fan di Maso, e devo constatare, mio malgrado, che il terreno che ha generato questa ed altre mostruosità è probabilmente ancora molto fertile. Me lo immagino già come ospite di un qualche show dell’orrore, alla ricerca di quella fama maledetta ormai perduta, ridotto soltanto ad una porzione di fast food proibito per un pubblico avido di morbosità.

Trovo un po’ di quiete grazie a Paolo Bacilieri, autore, ormai 12 anni orsono, di un albetto di 16 pagine (edito dalla defunta Phoenix e ristampato di recente da Comma 22 su inguineMAH!2008, dietro una folgorante cover sempre di Bacilieri) che racconta questa vicenda alla sua maniera, in un caleidoscopio strabordante di suggestioni ed inquietudini che però risultano molto più lucide ed efficaci di molti saggi od articoli di giornale. “The Supermaso attitude” rimane secondo me uno dei lavori migliori e più originali di Bacilieri, anche se Paolo poi sarebbe cresciuto ancora, perfezionando il tratto e la tecnica narrativa, fino a diventare uno dei pochissimi autori ad aver portato stile e personalità nello stantio panorama bonelliano.
Mi risuona nella testa anche una frase scritta da Daniele Brolli nell’introduzione:
«Il parenticidio di Pietro Maso non è interamente giustificato da motivi di interesse, vi è anche qualcosa che appartiene all’inarticolato: forse la psiche, forse il nulla…».
Ecco, il nulla. Anzi, il Nulla. Forse è proprio questa l’entità invincibile su cui tentano inutilmente di aggrovigliarsi i miei pensieri, nel patetico sforzo di contenerla.

Riferimenti: “The Supermaso attitude” di Paolo Bacilieri, Phoenix Enterprise, 1996

Nella vignetta di Bacilieri, una tardiva quanto effimera presa di coscienza

mercoledì 8 ottobre 2008

Perché Rob Liefeld è grande

Leggendo qui le impietose critiche dell’amico Heike nei confronti di Rob Liefeld, mi è venuta voglia di parlare finalmente di questo autore, che io considero una delle figure più importanti nella storia recente del fumetto popolare. Mi immagino che a qualche palato fine, leggendo la mia affermazione precedente, sia venuta voglia di vomitare, e di sicuro bisogna ammettere che i disegni del buon Rob non sono esattamente dei “bei disegni”. Lo possiamo accusare di tutto: scarsa conoscenza della prospettiva e dell’anatomia, gusto kitsch per costumi improbabili e armamentari esagerati, espressioni dei personaggi limitate a 2 (“digrignata” e “molto digrignata”), fino alle sproporzioni che lo hanno reso celebre, vale a dire teste piccole e piedi piccolissimi alle estremità di corpi enormi e gonfi (pur essendo squadrati!), con muscolature maschili e curve femminili ben oltre le leggi della fisica newtoniana. Tutte accuse fondate e legittime, senza contare che Liefeld è colpevole anche del reato più grave, cioè quello di aver “mortalkombatizzato” (espressione sua) i fumetti di supereroi, fotografando sulla carta stampata i livelli dei videogame di genere “sparatutto”, spesso senza neppure un minimo di coerenza narrativa. E tuttavia le tavole di Liefeld sono piene di forza, sparano (letteralmente) energia da ogni vignetta, e sembrano pulsare di una bizzarra vita propria, magmatica e chiassosa. Sono anche rozze, indubbiamente, sgradevoli, probabilmente volgari e alla fine fastidiose, ma il loro fascino secondo me sta anche qui: di cercare il segno si occuperanno altri, più raffinati ed intellettuali, a Rob interessa solo la dimensione più popolare e commerciale del fumetto, proprio come ai suoi colleghi più oscuri della rutilante Golden Age, un tempo misconosciuti, quando non disprezzati, ed ora riscoperti e apprezzati (cfr. ad esempio Fletcher Hanks).
Non dimentichiamoci poi che Liefeld è stato un po’ il Jean-Marc Bosman del fumetto americano, contribuendo alla fine del duopolio Marvel-DC con la fondazione della Image e quindi all’affermazione degli autori come i soggetti più importanti del comicdom, con tutto quel che ne è seguito, compresi i fenomeni di marketing selvaggio e di mercenariato, di cui lui stesso è uno dei protagonisti più significativi.
Rob Liefeld, uomo dotato di poco talento ma di molta forza e convinzione, è riuscito nell’impresa di conquistare i soldi e la fama, con vertiginosi alti e bassi, ma sempre con lo sguardo spavaldo ed il sorriso invincibile: Rob Liefeld è davvero, in conclusione, il sogno americano moderno impersonificato.

L’ immagine (di Rob Liefeld, of course) illustra bene perché Cable sia stato uno dei personaggi più di “rottura” del fumetto americano degli ultimi 20 anni (tratta da Cable & Deadpool #1, Marvel Comics, 2004)

lunedì 6 ottobre 2008

Odissea nell'orgasmo



Un bizzarro cartoon, forse vecchio, forse polacco... A me ricorda un po' certa roba di Mattioli, qualcuno sa chi l'ha fatto e quando?

lunedì 29 settembre 2008

Verdure indigeste


Negli ultimi tempi, con un paio di esempi clamorosi, il fumetto americano mainstream ha valicato i confini della pagina stampata per confrontarsi con argomenti e sistemi di comunicazione che non gli sono esattamente propri.
Da una parte la Marvel lancia l’ennesimo mega-evento con una campagna di viral-advertising senza precedenti in TV e sul web (guardate qui!), in cui gli alieni mutaforma Skrull rivelano finalmente a tutti di essere presenti da decenni sul nostro pianeta, dissimulando bontà e intenzioni pacifiche. Tutti i lettori di comics sanno in realtà che gli Skrull sono dei fetentoni, e anche se la cosiddetta “Secret Invasion” è ancora in corso, c’è da scommettere che le loro intenzioni saranno tutt’altro che amichevoli. Siamo quasi al livello di delirio ossessivo delle storie pubblicate durante e dopo la guerra, dove però le quinte colonne e i nemici erano più facilmente riconoscibili; qui invece si scopre che anche il nostro prossimo più intimo potrebbe essere un rettilone verde sotto mentite spoglie, in un crescendo di paranoia degno dei migliori (e peggiori) film di fantascienza degli anni ’50.
Da un’altra parte, Erik Larsen esprime la sua preferenza presidenziale per Obama addirittura in copertina, attraverso la sua creatura più famosa, Dragon, l’eroe dalle sembianze di rettile. Strane coincidenze, si potrebbe pensare che anche Dragon è uno Skrull, e quindi che la Marvel appoggia McCain… Io penso che Larsen avrebbe potuto risparmiarsi questa uscita (molto meglio 4 anni fa, in cui lo stesso Dragon partecipò alle elezioni, scazzottando anche George W. Bush nel n° 119), mentre spero che alla Marvel non abbiano reali intenzioni propagandistiche, sebbene stuzzicare la diffidenza anche nei confronti delle persone più vicine sia un po’ il leit-motiv degli ultimi anni (cfr. “Civil War”).
Alla fine, era meglio quando alle elezioni si candidò Orestolo il Papero, almeno non c’era niente da prendere veramente sul serio… SIGH!!!

Nelle immagini, alcuni spunti che avrebbero potuto salvare Pecoraro-Scanio

Prima stella a destra

È sempre difficile rinnovare un mito planetario con 70 anni di storia rimanendo fedeli a tutti i presupposti che lo contraddistinguono, eppure pare proprio che Grant Morrison e Frank Quitely (senza dimenticare l’apporto fondamentale e personalissimo del colorista Jamie Grant) ci siano riusciti. La loro versione di Superman, infatti, riesce a condensare e a far brillare di luce nuova tutti gli elementi che hanno contribuito a costruire la leggenda del Primo Supereroe, aggiornandoli al gusto contemporaneo senza mai tradirli. In particolare, oltre a tutti i comprimari (Krypto compreso!), ritroviamo anche molte delle situazioni più classiche già viste a partire dagli anni ’50, come i superpoteri di Lois o le bizzarrie che vedono protagonista Jimmy Olsen, integrando quindi in questa nuova continuità narrativa anche molte storie immaginarie del passato.
Morrison risulta piacevolmente (e sorprendentemente) misurato nella prosa, mentre Quitely ci regala secondo me il suo capolavoro, ricavando il massimo da quel caratteristico tratto “rugoso”, plastico e sexy, in cui mescola e rielabora tutti i simulacri dei personaggi succedutisi nel corso degli anni: il suo Supes deve qualcosa alla versione animata dei Fleischer, mentre Lois e Luthor somigliano un po’ anche a Kate Bosworth e Kevin Spacey.
In conclusione, questa è secondo me davvero la versione “ultimate” di Superman, anche se di tanto in tanto, tra una vignetta e l’altra, si respira una strana aria un po’ funerea, come se questa sequenza di storie rappresentasse una sorta di epitaffio del personaggio.

Riferimenti: “All-Star Superman Volume 1” (contiene i nn. 1-6), di Grant Morrison (testi), Frank Quitely (disegni) e Jamie Grant (chine e colori digitali), ed. DC Comics, 2008

Nell’immagine di Quitely e Grant una mirabile rivisitazione, in sole 4 vignette, delle origini del mito

sabato 27 settembre 2008

Paul Newman (1925-2008)

Saranno altri più bravi di me a ricordare degnamente questa leggenda del grande schermo.
Io mi limito a pubblicare questo frammento impastato di leggerezza e malinconia, due sensazioni che il suo sorriso mi ha sempre ispirato.
So long, Paul.